Ente Nazionale Sordi ETS-APS

La sordità

La sordità è una riduzione più o meno grave dell’udito, un deficit sensoriale invisibile: infatti comincia ad essere visibile solo quando inizia la comunicazione o le informazioni viaggiano sul canale vocale. È una disabilità complessa perché diverse variabili la rendono un percorso unico e differente da persona a persona: possono variare gli input linguistici, i percorsi educativi, (ri)abilitativi, i contesti familiari che possono o meno avere altri componenti sordi e altri fattori. Non si può pensare a una rappresentazione univoca della persona sorda, delle sue esigenze e aspettative.

Le persone sorde possono essere bilingui (Lingua dei Segni Italiana e italiano) o utilizzare solamente la lingua italiana.

Alcuni portano protesi acustiche o usano un impianto cocleare: ricordiamo sempre che questi ausili consentono in molti casi una migliore comprensione del parlato e di certi suoni ambientali, ma non garantiscono un udito intatto.

La sordità in assenza di input uditivo impedisce la naturale acquisizione della lingua parlata e il bambino sordo può andare incontro alla deprivazione linguistica se non viene esposto a un input accessibile. Può capitare quindi che alcune persone sorde non leggano e scrivano “correttamente” e questo dipende appunto dalla deprivazione linguistica, non da limiti intellettivi.

Altro pregiudizio comunemente diffuso è che le persone sorde siano anche mute, una concezione che nasce anche dal termine sordomuto, non solo in disuso ma anche errato: a meno che non vi siano patologie all’organo fonatorio LE PERSONE SORDE PARLANO! Inoltre una particolare modulazione della voce è dovuta al dover apprendere e riprodurre suoni di una lingua senza poterli sentire, del tutto o parzialmente.

Le persone sorde possono leggere, scrivere, guidare, lavorare, viaggiare, come tante altre persone, ma usano principalmente il canale visivo per recepire le informazioni.

Però NON tutte le persone sorde sono uguali.

C’è chi non conosce la lingua dei segni e utilizza la lingua parlata/scritta e la lettura labiale; chi preferisce usare la lingua dei segni, la lingua parlata/scritta o scegliere in base al contesto. Vi sono tante sfumature che dipendono dall’esperienza personale, quello che è importante è sempre garantire la libertà di scelta e l’autonomia di ciascuno.

Chi conosce la lingua dei segni generalmente prova un senso di appartenenza alla comunità sorda.

La condizione di sordità è percepita in tale prospettiva come alterità positiva e non solo come deficit e la Lingua dei Segni Italiana (LIS) viene riconosciuta lingua naturale, come succede nelle comunità linguistiche.

È una lingua che viaggia sul canale visivo-gestuale, integro nelle persone sorde, quindi pienamente accessibile, ricca e complessa ed esprime visivamente tutto ciò che la lingua orale veicola acusticamente (e non solo). Ogni paese ha una o più lingue dei segni nazionali, quindi non è universale.

Noi dell’ENS riteniamo che sia fondamentale fornire alla persona sorda tutti gli strumenti comunicativi indispensabili per la sua educazione e crescita individuale, favorendo un approccio bilingue nell’educazione del bambino sordo, che comprenda la lingua parlata/scritta e la Lingua dei Segni. Non è solo con una buona articolazione labiale che le persone sorde ottengono una migliore qualità della vita: questa verrà garantita solo con il rispetto dei diritti fondamentali della persona, ovvero costruendo una scuola accessibile ed a misura di bambino sordo, favorendo l’integrazione lavorativa, implementando i servizi di sottotitolazione in TV e promuovendo in ogni modo la piena accessibilità di servizi e risorse della nostra società.

Bibliografia introduttiva: sordità, comunicazione e lingua dei segni

Testi di base selezionati dall'Ufficio Studi e Progetti della Sede Centrale ENS

Pensare la sordità: tra dimensione scientifica e promozione sociale

Contributi dalla 3ª Conferenza Nazionale sulla Sordità. A cura di Camillo Galluccio e Amir Zuccalà

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