Accessibilità digitale e inclusione attiva: l’ENS presenta il successo del Progetto “Deaf Campus” agli Accessibility Days 2026


Presso l’Università “La Sapienza” di Roma, l’ENS ha illustrato i risultati, le metodologie e le sfide future di un modello replicabile di empowerment e inserimento lavorativo per le persone Sorde.

L’accessibilità non può e non deve essere ridotta a un semplice adeguamento o a un adempimento burocratico. Essa rappresenta, al contrario, la leva strategica fondamentale per garantire autonomia, partecipazione attiva e piena cittadinanza digitale. È questo il messaggio che l’Ente Nazionale Sordi (ENS) ha portato sul palco degli Accessibility Days 2026, l’importante manifestazione svoltasi a Roma presso l’Edificio Marco Polo dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

Venerdì 22 maggio, all’interno del workshop dedicato “Accessibilità digitale e empowerment: il Progetto dell’ENS come caso di studio”, l’ENS ha condiviso pubblicamente i risultati straordinari, ma anche le complessità e i retroscena operativi, del progetto Deaf Campus, un’iniziativa di sistema interamente finanziata dal Fondo per la Repubblica Digitale.

L’iniziativa si è infatti rivolta specificamente a persone sorde della fascia d’età 35–50 anni residenti nel Sud Italia. A raccontare le tappe di questo percorso è stato Giuseppe Amorini, Consigliere Direttivo dell’ENS, affiancato dal gruppo di lavoro tecnico composto da Amir Zuccalà, Anna Maria Salzano, Erika Zieri e Marta Eusepi. Il team ha illustrato la metodologia integrata che ha decretato il successo di Deaf Campus, articolata in quattro pilastri fondamentali:

1. Formazione mirata sulle competenze digitali;
2. Bilancio delle competenze approfondito;
3. Orientamento personalizzato e continuo;
4. Accompagnamento all’inserimento lavorativo concreto.

La narrazione dell’evento non si è limitata alla celebrazione dei traguardi quantitativi. Con la trasparenza e l’onestà istituzionale che contraddistinguono l’operato dell’ENS, il gruppo di lavoro ha messo in luce le reali difficoltà incontrate lungo il cammino: la complessità dei processi organizzativi in territori frammentati, la necessità di creare ex novo una rete solida di collaborazioni tra aziende e terzo settore, e – soprattutto – la persistenza di forti pregiudizi culturali sia nella fase formativa che in quella, cruciale, del successivo collocamento lavorativo delle persone Sorde.

A dare concretezza a queste dinamiche sono state le testimonianze dirette di Maria Lucia Franchina e Andrea Cataldo, che hanno partecipato in prima persona al progetto. I loro interventi hanno dimostrato come l’acquisizione di competenze digitali, se supportata da un ambiente pienamente accessibile in Lingua dei Segni Italiana (LIS) e da tutele adeguate, si traduca immediatamente in autonomia personale e valorizzazione professionale.

Il workshop di Roma si è concluso con un richiamo politico e sociale rivolto ai decisori governativi. Il caso di studio di “Deaf Campus” dimostra che l’inclusione lavorativa e la transizione digitale delle persone Sorde sono obiettivi raggiungibili, ma richiedono investimenti strutturali e non episodici.

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