Il Decreto-Legge n.78 del 31 maggio 2010, firmato dal Presidente della Repubblica Napolitano ed entrato in vigore il giorno successivo, lascia stizziti e preoccupati il mondo dell’Associazionismo e tantissimi cittadini ancora una volta fortemente e ingiustamente penalizzati da questa manovra.
Da parte di moltissimi sordi,non a caso ci viene chiesto in questi giorni se la norma contenuta nella stessa manovra, che eleva all’85% la percentuale di invalidità per accedere ai cosiddetti benefici economici (pensione e indennità), riguardi anche la nostra categoria.
E’ bene precisare che dalla lettura del testo,in particolare l’Art.10, sembra che i diritti dei sordi non vengono toccati…tant’è che abbiamo chiesto per iscritto i dovuti chiarimenti al Ministero del Welfare in assenza dei quali, la CAUTELA è d’obbligo.
E’ noto infatti, che ai sensi del D.M. 5 febbraio 1992, al sordomutismo è associata una quota fissa di invalidità pari all’80%.
Non è dunque azzardato ritenere che le modifiche apportate dalle norme contenute nell’art. 10 co. 1 e 2 del decreto in questione, qualche dubbio interpretativo c è! Vediamo perché. La norma, infatti, interviene, aumentando all’85%, sulla percentuale prevista dalla legge 118/70 (legge specifica dell’invalidità civile) per la concessione dell’ “assegno mensile” ai “mutilati ed invalidi civili”.
La pensione riconosciuta alle persone sorde, invece, trae origine dalla Legge 26 maggio 1970 n. 381 (legge specifica sulla sordità) che aveva istituito, in favore degli allora “sordomuti”, l'assegno mensile di assistenza, una provvidenza economica che successivamente, con l'articolo 14 septies della Legge 29 febbraio 1980, n. 33, ha assunto la denominazione di "pensione".
Questa viene concessa alla persona sorda, indipendentemente dalla percentuale di invalidità, sul solo presupposto del riconoscimento della minorazione sensoriale dell'udito, per essere il soggetto affetto da sordità congenita o acquisita durante l'età evolutiva che gli abbia impedito il normale apprendimento del linguaggio parlato e purché la sordità non sia di natura esclusivamente psichica o dipendente da causa di guerra, di lavoro o di servizio.
Anche se la Legge 381/70 non viene in alcun modo menzionata, la situazione che si viene a creare con l’aumento della percentuale prevista nel decreto è quanto meno singolare.
Se, infatti, fino a ieri le norme sull’assegno di invalidità civile e quella sulla pensione riconosciuta alla persona sorda erano tra loro coerenti (la prima concessa con il 74% o più di invalidità, la seconda con l’80%), con questo decreto c’è una forbice di cinque punti percentuali che rende le due norme quanto meno asincrone. In effetti ho difficoltà a comprendere la “compatibilità” tra l’esclusione ai benefici economici di chi è oggi - per effetto della manovra-risulta invalido all’85% e chi invece ha una invalidità all’80% (i sordi) che lede appunto quel principio di uguaglianza e non discriminazione costituzionalmente garantito!
Il comma 2 dell’ Art.10 conferisce,tra l’altro pieni poteri all’Inps di rettificare la “diagnosi” per accedere al diritto alla pensione e l’articolato prevede che entro il 2010 debbano essere effettuati 100 mila controlli, nel 2011/2012, altri 200 mila, per smascherare i falsi invalidi. La domanda è che se la manovra correttiva mira ad un notevole contenimento della spesa (Tremonti aveva dichiarato nei giorni scorsi che i 2,7 milioni di invalidi presenti non fanno dell’ Italia un “paese normale….”), quanto costa allo Stato questo controllo a tappeto in termini di “recupero”; soprattutto con quali criteri verranno scovati i presunti falsi invalidi e - infine - se non sia il caso di restringere l’area delle verifiche con strumenti più adeguati e meno spreconi.
Per questa ragione riteniamo che il Governo debba fare chiarezza sulla portata della norma, se non addirittura correggerla in sede di conversione del Decreto Legge per evitare che si finisca per colpire intere categorie di invalidi che, con i falsi invalidi, nulla hanno a che vedere.
Restiamo pertanto, in attesa di conoscere con urgenza le reali intenzioni del Governo, confidando in un totale o parziale ripensamento di questa norma.
Daremo battaglia insieme alle altre Associazioni in ogni sede ed ambito affinchè venga ristabilito il giusto equilibrio tra Diritti-Doveri di ogni cittadino che vive la disabilità sulla propria pelle e contribuisce - eccome - alla crescita del paese!
E soprattutto che la smetta di colpevolizzare la disabilità quale causa-effetto della crisi economica in atto.